La storia del motociclismo giapponese ad Ospedaletti

Nel dopoguerra il Giappone, in rovina, ripensó l’industria meccanica partendo dalle esperienze degli occidentali e da quelle maturate nell’industria bellica.

Gli occidentali furono osservati e superati, anche nella produzione di serie, giacché i giapponesi immisero sul mercato moto pluricilindriche con prestazioni superiori, vendute a prezzi inferiori, per di più con una rete di assistenza più efficace.

La prima casa giapponese che scese in gara fu Honda, che iscrisse una bicilindrica 125cc – la RC 145 – al Tourist Trophy del 1959; non ottenne i risultati auspicati, ma l’anno seguente venne migliorata ed affiancata da una 250 quadricilindrica.

Queste due moto a quattro tempi si piazzarono subito dietro alle italiane e da quel momento iniziarono i successi Honda, cui seguirono quelli delle altre case giapponesi (Suzuki, Kawasaki e Yamaha).

Nel 1961 Honda ottenne la prima vittoria nelle classi 125 e 250, con Mike Hailwood, mentre per vincere nella classe regina dovette attendere il 1966, allorquando spuntó anche il mondiale costruttori in tutte le classi: 50, 125, 250, 350 e 500.

Nella classe 50 i Campionati del mondo 1962, 1963 e 1964 andarono alla Suzuki (monocilindrica a due tempi) con Ernst Degner e Hugh Anderson. Nel 1965, invece, il campionato mondiale lo vinse la Honda RC 114 (bicilindrica a quattro tempi) con Ralph Bryans, mentre dal 1966 al 1968 tornó alla Suzuki (bicilindrica a due tempi) di Hans Georg Anscheidt.

Nella classe 125 Honda ottenne il titolo iridato nel 1961 e 1962 con Tom Phillips e Luigi Taveri. Nel 1963 e 1965 andò alla Suzuki (bicilindrica a due tempi) di Hugh Anderson, mentre nel 1964 e 1966 tornó alla Honda di Taveri: nel ‘64 in sella ad una 4 cilindri con distribuzione bialbero a quattro valvole e nel ‘66 con una 5 cilindri con tubo di scarico centrale che fuoriusciva con il megafono sotto la sella. Nel 1967 il campionato del mondo andrò a Bill Ivy su Yamaha 4 cilindri a due tempi. con alimentazione a 4 dischi rotanti; Phil Read vinse il mondiale con la stessa moto nel 1968. La Kawasaki vinse l’anno successivo, con la bicilindrica a due tempi di Dave Simmonds. Nel 1970 fu la volta di Suzuki, con la bicilindrica a due tempi raffreddata a liquido ed alimentata a disco rotante di Dieter Braun.

Nella classe 250 Hailwood e Redman si imposero con la Honda a quattro cilindri: il primo nel 1961, il secondo nei due anni successivi. Nel 1964 e 1965 conquistò il titolo Phil Read su Yamaha, mentre nel 1966 e 1967 si impose Hailwood su Honda 6 cilindri. Phil Read si laureò ancora campione del mondo nel 1968, su Yamaha 4 cilindri a due tempi, una moto in grado di superare i 250 km/h. Dal 1970 al 1973 il titolo divenne infine monopolio Yamaha, con Rodney Gould, Phil Read, Jarno Saarinen e Dieter Braun.

Nella 350 Honda ottenne titoli mondiali dal 1962 al 1967, i primi quattro con Jim Redman e gli altri con Mike Hailwood. Nel 1967 quest’ultimo vinse su una 6 cilindri di 297cc. Nel 1974 e 1975 il titolo andò a Yamaha, con Giacomo Agostini prima e Johnny Ceccotto poi.

Nella 500 la prima giapponese a conquistare il titolo fu Yamaha nel 1975, ancora con Giacomo Agostini, su una quattro cilindri a due tempi e distribuzione a luci incrociate con valvole a lamelle.

Negli ultimi anni in cui si corse ad Ospedaletti, quindi, furono molte le moto giapponesi, ad iniziare dalle plurifrazionate Honda a quattro tempi, per finire alle due o quattro cilindri a due tempi delle altre case del sol levante.

Nella classe 125, ad Ospedaletti, vinse 5 volte Luigi Taveri su Honda (nel 1962, 1963, 1964, 1966 e 1967), Phil Read su Yamaha (nel 1968), Ralph Bryans su Honda (nel 1969) e Mortimer Charles su Yamaha (nel 1972). 

Nella 250, invece, taglió per primo il traguardo di corso Regina Margherita due volte Phil Read su Yamaha (nel 1968 e 1971) e Kel Carruthers su Yamaha (nel 1970).

Alla Rievocazione 2022 vedremo le moto giapponesi che caratterizzarono quei momenti, tra cui la Yamaha 250 di Gilberto Parlotti del team Visenzi (che poi diverra’ titolare della GIVI, acronimo di Giuseppe Visenzi) e la Bimota-Yamaha YB1 250 di Guido Mandracci del team Vitaloni Helmets Racing.

Segnaliamo anche la Honda CR93, la Honda 500 GP, la Kawasaki 250

serie 1, le Suzuki Titan 500 e le Yamaha TD e TZ 250.

Potremo anche osservare una selezione di moto giapponesi più recenti o moderne, come la Honda RS 125 GP, la Honda RS 250 GP, la Yamaha 250 GP, la Honda RC 04 Superbike Bol D’Or, la Honda RC 213 VS e la Honda NR 750 R pistoni ovali.

Tra i piloti presenti che corsero su moto giapponesi ricordiamo Giacomo Agostini (che spuntó un titolo iridato su Yamaha 350 ed un’altro su Yamaha 500, oltre ai 13 su Mv Agusta), Marco Lucchinelli (un titolo iridato su Suzuki 500), Carlos Lavado (due titoli iridati su Yamaha 250), Dieter Braun (un titolo iridato su Suzuki 125 ed un’altro su Yamaha 250), Troy Bayliss (che ottenne lusinghieri risultati su Suzuki 250 e Honda motoGP, oltre ai 3 titoli mondiali superbike) e Gianfranco Bonera (che gareggió nella 350 su Yamaha e nella 500 su Yamaha e Suzuki, oltre ad ottenere il secondo posto assoluto nella 500 ed il terzo nella 250).

Avv. Marco Mazzola